Dalla costa di Porto San Paolo Tavolara appare come un'enorme nave di roccia ancorata davanti alla Gallura. Lunga circa cinque chilometri e larga poco più di uno, con la cima di Punta Cannone a 565 metri sul mare, è una delle sagome più riconoscibili della Sardegna. Dietro quel profilo c'è anche una storia curiosa, raccontata da generazioni di pescatori, viaggiatori e giornalisti: quella del Regno di Tavolara, spesso chiamato il regno più piccolo del mondo.
Giuseppe Bertoleoni, il primo abitante
Tutto comincia all'inizio dell'Ottocento con Giuseppe Bertoleoni, nato nel 1778 a La Maddalena da una famiglia di origine ligure. Secondo le ricostruzioni più diffuse, intorno al 1807 lasciò la Corsica e si stabilì su Tavolara, che fino ad allora non aveva abitanti stabili. Su un'isola aspra, senza altri vicini, la famiglia viveva di pastorizia e di pesca, con le capre che si arrampicavano sulle pareti di roccia e il mare come unica strada verso la terraferma.
L'incontro con Carlo Alberto
Il momento chiave della leggenda risale al 1836, quando il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia sarebbe sbarcato a Tavolara per una battuta di caccia. Il racconto più noto vuole che il sovrano si presentasse come re di Sardegna e che Bertoleoni rispondesse: "E io sono il re di Tavolara!". Divertito, Carlo Alberto avrebbe trascorso alcuni giorni ospite della famiglia e, ripartendo, avrebbe in qualche modo riconosciuto ai Bertoleoni il possesso dell'isola. Di un documento ufficiale, però, non è rimasta traccia: la pergamena che sarebbe arrivata alle autorità di Sassari non è mai stata ritrovata, ed è qui che la storia sfuma nel mito.
Paolo I e la corona sulla tomba
A prendere sul serio il titolo fu soprattutto il figlio, Paolo Bertoleoni (1812-1886), ricordato come Paolo I. Si racconta che avesse fatto dipingere una corona sulla facciata della sua casa, e ancora oggi la sua tomba, nel piccolo cimitero dell'isola, è sormontata da una corona. Intanto Tavolara cambiava: nella seconda metà dell'Ottocento lo Stato italiano acquisì un terreno sull'isola per costruirvi il faro, e la piccola comunità arrivò a contare alcune decine di abitanti, tra pastori, pescatori e le loro famiglie.
Dal Novecento a oggi
La successione familiare proseguì con Carlo I e poi con Paolo II, scomparso nel 1962. Proprio dagli anni Sessanta la parte orientale dell'isola ospita una stazione di telecomunicazioni della NATO, zona militare non accessibile al pubblico: le antenne si riconoscono bene anche dalla costa. Dopo Paolo II il titolo passò al figlio Carlo II, morto nel 1993, e poi al fratello Antonio, per tutti Tonino, che per decenni ha accolto i visitatori allo Spalmatore di Terra raccontando la storia di famiglia.
Va detto con onestà: i Bertoleoni non compaiono negli elenchi ufficiali della nobiltà italiana e Tavolara non è mai stata uno Stato riconosciuto. Il regno è una tradizione di famiglia affascinante, sospesa tra documenti, ricordi e racconti, che fa parte a pieno titolo dell'identità di questo tratto di costa.
Visitare Tavolara oggi
La parte dell'isola aperta ai visitatori è quella occidentale, intorno allo Spalmatore di Terra, la spiaggia dove approdano le barche partite da Porto San Paolo, il cui porticciolo è a circa 5 minuti da Nido d'Amore su Tavolara. Qui si trovano le poche case dell'isola e il piccolo cimitero dei Bertoleoni. Tavolara è anche un tesoro naturalistico: sulle sue rupi calcaree cresce la Centaurea horrida, pianta spinosa endemica della Sardegna settentrionale, e il mare intorno fa parte dell'Area Marina Protetta Tavolara Punta Coda Cavallo, istituita nel 1997. Trovate altri spunti nella pagina dedicata a Tavolara.
E quando, la sera, la sagoma dell'isola si colora di rosa dalla terrazza vista mare, è difficile non pensare a quel pastore che, davanti a un re, ebbe il coraggio di proclamarsi sovrano del suo scoglio.
Il regno di fronte alla vostra terrazza
Mirto e Sterlitzia guardano l'arcipelago di Tavolara: terrazza vista mare, piscina condivisa del residence e imbarchi per l'isola a circa 5 minuti.